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martedì 5 aprile 2011
BOTTEGHE DELL'ANTICA ROMA
Il Termopolio ossia il Bar: A Roma città dal clima mite, capitavano anche giornate particolarmente fredde e si entrava volentieri in un locale per riscaldarsi. Entravano in un termopolio il moderno bar, si bevevano un bicchiere di vino caldo aromatizzato con erbe e resina di pio, la loro bevanda preferita. Generalmente il banco dava direttamente sulla via ed era ricoperto di marmi colorati, nel piano di essi si aprivano alcuni fori, in questi fori stavano infilate le diverse anfore contenenti le bevande. Ad una estremità del banco si innalzavano alcuni gradini di pietra, erano la vetrina di esposizione della pasticceria, si vendevano focacce, pasticci di miele e farina, di miele e cacio, di mosto cotto: dietro al banco c'era un piccolo locale con qualche tavolino: Attorno ai tavolini la clientela era costituita da gente umile, artigiani, piccoli commercianti, soldati gladiatori, schiavi, dispute interminabili e chiassose partite a dadi
domenica 3 aprile 2011
I ROMANI E LE LEGGI SUNTUARIE
Marco Porcio Catone detto "il Censore" è conosciuto come acerrimo nemico di Cartagine nonchè per il suo impegno sociale. Passò la vita a difendere i diritti delle classi medie e povere scagliandosi contro il lusso. Sua è la LEX ORCHIA, prima legge suntuaria che limitava gli eccessi del lusso stabilendo un prezzo massimo per
ogni spesa anche per i pranzi. Le porte delle case dovevano rimanere aperte per eventuali controlli da parte delle autorità. Vent'anni dopo fu promulgata la Lex Faunia, non si potevano avere più di tre ospiti a tavola nei giorni normali e non più di cinque nei giorni di mercato. Un pranzo non poteva costare più di cento assi, naturalmente i componenti della famiglia erano esclusi dalle limitazioni.. Oltre ai cibi acquistati di volta in volta era possibile fare una provvista di circa sei quintali tra salcicce, insaccati e carni affumicate. Erbaggi, legumi e funghi potevano essere serviti a volonta'. Esisteva un proibizionismo che riguardava i vini esteri, continuato nelle leggi LEX LIDIA e LEX LICIDIA. Nella legge LEX CORNELIA la spesa massima per un banchetto era di trenta sesterzidurante le festività, nei giorni feriali la spesa non superava il costo di tre sesterzi.
ogni spesa anche per i pranzi. Le porte delle case dovevano rimanere aperte per eventuali controlli da parte delle autorità. Vent'anni dopo fu promulgata la Lex Faunia, non si potevano avere più di tre ospiti a tavola nei giorni normali e non più di cinque nei giorni di mercato. Un pranzo non poteva costare più di cento assi, naturalmente i componenti della famiglia erano esclusi dalle limitazioni.. Oltre ai cibi acquistati di volta in volta era possibile fare una provvista di circa sei quintali tra salcicce, insaccati e carni affumicate. Erbaggi, legumi e funghi potevano essere serviti a volonta'. Esisteva un proibizionismo che riguardava i vini esteri, continuato nelle leggi LEX LIDIA e LEX LICIDIA. Nella legge LEX CORNELIA la spesa massima per un banchetto era di trenta sesterzidurante le festività, nei giorni feriali la spesa non superava il costo di tre sesterzi.
OSPITALITA' PARTE II
Cicerone in una sua lettera descrive una cena in casa di un certo Lentulo. Dice Cicerone:"".
le leggi suntuarie che avrebbero dovuto favorire la frugalità mi hanno causato un grave disturbo. Poichè queste leggi lasciavano assoluta libertà per quanto concerne i legumi e qualsiasi altro prodotto della terra. Ho mangiato tanto da provocarmi una digestione che mi durò dieci giorni.
INVITO A PRANZO DI GIOVENALE AD UN AMICO
"Caro amico Persico, vieni da me stasera nella mia casa di campagna a Tibur. Potrai così toccare con mano se io mi conformi o meno a certi principi della mia esistenza e come io non appartenga alla schiera di quelli che si vantano in pubblico di una vita frugale mentre invece dentro alla loro casa a porte chiuse, chiedono a gran voce al loro schiavo una zuppa e sootovoce delle prelibatezze.Eccoti ciò che ti verrà srvito senza che io debba spendere una sola moneta al mercato. Un caprettino grasso che non ha ancora brucato l'erba, nè i rami bassi dei giovani salici. Poi degli asparagi di montagna, appena raccolti, quindi uova tiepide appena tolte dal fieno. Poi dell'uva conservata per lunghimesi ma che sembra ancora fresca. Un cestino con pere di Signa e di Stiria e mele profumate.
le leggi suntuarie che avrebbero dovuto favorire la frugalità mi hanno causato un grave disturbo. Poichè queste leggi lasciavano assoluta libertà per quanto concerne i legumi e qualsiasi altro prodotto della terra. Ho mangiato tanto da provocarmi una digestione che mi durò dieci giorni.
INVITO A PRANZO DI GIOVENALE AD UN AMICO
"Caro amico Persico, vieni da me stasera nella mia casa di campagna a Tibur. Potrai così toccare con mano se io mi conformi o meno a certi principi della mia esistenza e come io non appartenga alla schiera di quelli che si vantano in pubblico di una vita frugale mentre invece dentro alla loro casa a porte chiuse, chiedono a gran voce al loro schiavo una zuppa e sootovoce delle prelibatezze.Eccoti ciò che ti verrà srvito senza che io debba spendere una sola moneta al mercato. Un caprettino grasso che non ha ancora brucato l'erba, nè i rami bassi dei giovani salici. Poi degli asparagi di montagna, appena raccolti, quindi uova tiepide appena tolte dal fieno. Poi dell'uva conservata per lunghimesi ma che sembra ancora fresca. Un cestino con pere di Signa e di Stiria e mele profumate.
DOV'E' SEPOLTO VIRGILIO ?
Virgilio morì il 21 settembre dell'anno 19 avanti Cristo, a Brindisi, dove era approdato infermo di ritorno dal-
l'infausto viaggio in Grecia Invano cinque anni prima il suo amico Orazio aveva trepitato per lui invocandogli benigne le stelle dei Dioscuri. Morto volle essere sepolto a Napoli Dove nei dolci ozi aveva composto le Georgiche. Virgilio viveva lieto a Napoli nella sua villa sulla verde collina da cui si scorgeva non lontano il mare"E me Virgilio in quel tempo Partenone dolce nutriva, contento nell'opere di un umile vita e son io che un giorno intonai i canti dei pastori e caldo di giovinezza o Titiro ti celebrai all'ombra di un faggio ombroso" Poi venne L'Eneide consumata nei riposi laborosi di sicilia e Campania. Forse a Napoli si fosse preparato il sepolcro per se e per i suoi. modesto sepolcro, la ricchezza non era amica dei poeti e anche Virgilio non era
ricco ma agiato. Egli stesso forse aveva dettato l'epigramma da incidere sulla tomba " Mantua me genuit...tenet nunc Parthenope" Gli antichi affermano che la tomba sorgeva sulla via di Pozzuoli, a due miglia
da Napoli, la Napoli di Augusto molto più piccola dell'odierna città e verso occidente terminava dove oggi vi è palazzo Gravina.Sorgevano in quel luogo splendide ville, quella di Virgilio sorgeva sopra la via puteolana. La tomba non era costruita lungo la via ma cinque metri più in alto. Ricoperta di piante ombrose ed onuste, i
mirti, gli allori, i pini, i cipressi, gli ulivi, le edere, le rose che vengono poi col tempo ripiantate. Permangono ancora dubbi sulla veridicità di Questo modesto colombaio così chiamato dagli studiosi.
l'infausto viaggio in Grecia Invano cinque anni prima il suo amico Orazio aveva trepitato per lui invocandogli benigne le stelle dei Dioscuri. Morto volle essere sepolto a Napoli Dove nei dolci ozi aveva composto le Georgiche. Virgilio viveva lieto a Napoli nella sua villa sulla verde collina da cui si scorgeva non lontano il mare"E me Virgilio in quel tempo Partenone dolce nutriva, contento nell'opere di un umile vita e son io che un giorno intonai i canti dei pastori e caldo di giovinezza o Titiro ti celebrai all'ombra di un faggio ombroso" Poi venne L'Eneide consumata nei riposi laborosi di sicilia e Campania. Forse a Napoli si fosse preparato il sepolcro per se e per i suoi. modesto sepolcro, la ricchezza non era amica dei poeti e anche Virgilio non era
ricco ma agiato. Egli stesso forse aveva dettato l'epigramma da incidere sulla tomba " Mantua me genuit...tenet nunc Parthenope" Gli antichi affermano che la tomba sorgeva sulla via di Pozzuoli, a due miglia
da Napoli, la Napoli di Augusto molto più piccola dell'odierna città e verso occidente terminava dove oggi vi è palazzo Gravina.Sorgevano in quel luogo splendide ville, quella di Virgilio sorgeva sopra la via puteolana. La tomba non era costruita lungo la via ma cinque metri più in alto. Ricoperta di piante ombrose ed onuste, i
mirti, gli allori, i pini, i cipressi, gli ulivi, le edere, le rose che vengono poi col tempo ripiantate. Permangono ancora dubbi sulla veridicità di Questo modesto colombaio così chiamato dagli studiosi.
VIRGILIO
Ci si erano inchinati Cino da Pistoia, Petrarca, il Boccaccio, si crede che l'immenso alloro cresciuto sulla cupola del monumento fosse stato piantato dallo stesso Petrarca. Virgilio era uomo modestissimo, riservato,
umile, sfuggiva agli onori e si meravigliava quandi i cittadini di Roma lo riconoscevano. Era estremamnte timido e gli riusciva difficile parlare alla presenza di persone che lo mettessero in goggezzione. Una volta alla presenza di Augusto se ne stava zitto in un angolo ascoltando le velate insinuazioni che un certo Filisto faceva su di lui, prendendolo in giro. Ad un certo punto Filisto ridacchiando gli disse "" Ma sei muto?, penso che tu non abbia la lingua..ma anche se l'avessi non sapresti come servirtene"
Virgilio quella volta non seppe tacere e ribattè duramente:" E vero, io di solito non parlo, ma parlano in mia vece la mie opere"
umile, sfuggiva agli onori e si meravigliava quandi i cittadini di Roma lo riconoscevano. Era estremamnte timido e gli riusciva difficile parlare alla presenza di persone che lo mettessero in goggezzione. Una volta alla presenza di Augusto se ne stava zitto in un angolo ascoltando le velate insinuazioni che un certo Filisto faceva su di lui, prendendolo in giro. Ad un certo punto Filisto ridacchiando gli disse "" Ma sei muto?, penso che tu non abbia la lingua..ma anche se l'avessi non sapresti come servirtene"
Virgilio quella volta non seppe tacere e ribattè duramente:" E vero, io di solito non parlo, ma parlano in mia vece la mie opere"
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