Visualizzazioni totali
domenica 3 aprile 2011
ORAZIO E LA SUA INFANZIA
Nato lontano da roma 8 dicembre del 65 a.Cr, in una cittadina di modeste condizioni sociali. Il padre era libertino di modesta ma sufficiente agiatezza, era un piccolo proprietario terriero. La mediocritas nella quale ha passato i suoi primi anni diventerà più tardi illuminata da un'esperienza più complessa, diventerà per lui
regola di vita. Sorretto dall'amore paterno protetto contro le prime malignità della gente, dalla fierezza di questo piccolo proprietario libertino che non si piegava alla suprbia dei nati liberi. Le prime sofferenze della vita per i motivi sopra elencati gli sono sempre state evitate.Venosa la cittadina natale era divisa in due classi,
i veterani di Silla e i cittadini del luogo. "il babbo non mi volle mandare alla scuola di Flavio, dove i figliuoli dei grandi andavano con la borsa al braccio sinistro e la tavoletta"" Frequentavano otto mesi all'anno portando qualche soldarello per le Idi." Par di vederla la sfilata dei piccoli romani per le vie dell'umile borgata. Ma contro il puerile disdegno dei coetanei Orazio aveva due rigugi, il padre che amava tantissimo e i boschi intorno a Venosa. Nel Canto Latino racconterà di essersi spinto solo una volta sulla vetta del monte Vulture.
La stanchezza e il sonno lo colsero e quando si svegliò si trovò tutto coperto di fronde novelle. Il paesaggio venosino rimarrà sempre come sfondo nei suoi scritti. Venosa sorgeva su un poggio tra due piccole vallate, tra due torrentelli che scendono per opposto giro verso l'Ofanto. Ha davanti a sè verso levante una serie di altri poggi e di colline che disgradano verso il mare; a ponente ha i declivi del Vulture
regola di vita. Sorretto dall'amore paterno protetto contro le prime malignità della gente, dalla fierezza di questo piccolo proprietario libertino che non si piegava alla suprbia dei nati liberi. Le prime sofferenze della vita per i motivi sopra elencati gli sono sempre state evitate.Venosa la cittadina natale era divisa in due classi,
i veterani di Silla e i cittadini del luogo. "il babbo non mi volle mandare alla scuola di Flavio, dove i figliuoli dei grandi andavano con la borsa al braccio sinistro e la tavoletta"" Frequentavano otto mesi all'anno portando qualche soldarello per le Idi." Par di vederla la sfilata dei piccoli romani per le vie dell'umile borgata. Ma contro il puerile disdegno dei coetanei Orazio aveva due rigugi, il padre che amava tantissimo e i boschi intorno a Venosa. Nel Canto Latino racconterà di essersi spinto solo una volta sulla vetta del monte Vulture.
La stanchezza e il sonno lo colsero e quando si svegliò si trovò tutto coperto di fronde novelle. Il paesaggio venosino rimarrà sempre come sfondo nei suoi scritti. Venosa sorgeva su un poggio tra due piccole vallate, tra due torrentelli che scendono per opposto giro verso l'Ofanto. Ha davanti a sè verso levante una serie di altri poggi e di colline che disgradano verso il mare; a ponente ha i declivi del Vulture
ORAZIO
I boschi, che allora erano vasti e folti, rendevano il paesaggio più raccolto. la via Appia passava a una certa distanza, le citta come Brindisi e Taranto erano così lontane che poche voci e poco strepito ne giungevano fin lassù. Più tardi il padre lo conduce a Roma a studiare, il padre avrebbe voluto essere lui il maestro del suo piccolo e insegnargli quelle arti liberali che cavalieri e senatori insegnavano ai loro ragazzi. Il padre non poteva quindi abbandonò il suo podere e cercò un lavoro più lucroso nella grande città dove non voleva che il figlio si trovasse sperduto per colpa della sua povertà. Da prima fu venditore di pesce salato poi fu collettore nelle aste pubbliche, spendeva senza parsimonia per non far sfigurare il suo figliolo. " Chi mi avesse visto allora, ben vestito e con un codazzo di schiavi avrebbe creduto che io avessi a disposizione un
gran patrimonio". Frequentava le lezioni di Orbilio, uomo di varia esperienza già vecchio, venuto ad insegnare a Roma durante il consolato di Cicerone. Era un maestro pedante, imponeva grandi sforzi di memoria, preferiva i vecchi autori. A vent'anni Orazio va ad Atene e il padre lo abbandona a sè stesso e di lì a poco scompare dalla scena.Vita tranquilla, belle conversazioni, liete brigate, dolci banchetti Orazio amava questa vita anche l'ozio. Non aveva convinzioni politiche, presa la toga virile il mondo era già in pace. Tornò ben presto a Roma, il padre era morto e la casa e il podere di Venosa confiscati e dati ai veterani. La vita spensierata era finita, era la miseria nera.
gran patrimonio". Frequentava le lezioni di Orbilio, uomo di varia esperienza già vecchio, venuto ad insegnare a Roma durante il consolato di Cicerone. Era un maestro pedante, imponeva grandi sforzi di memoria, preferiva i vecchi autori. A vent'anni Orazio va ad Atene e il padre lo abbandona a sè stesso e di lì a poco scompare dalla scena.Vita tranquilla, belle conversazioni, liete brigate, dolci banchetti Orazio amava questa vita anche l'ozio. Non aveva convinzioni politiche, presa la toga virile il mondo era già in pace. Tornò ben presto a Roma, il padre era morto e la casa e il podere di Venosa confiscati e dati ai veterani. La vita spensierata era finita, era la miseria nera.
Orazio
Cercò un impiego e in questo periodo inizia a scrivere. Conosceva già Virgilio, ma l'incontro più significativo fu l'incontro con Mecenate già amico del Virgilio. Figura determinante nella sua vita, Mecenate lo voleva sempre accanto a sè, gli regalò la villa della Sabina, sorgeva nella valle del Digenzia che oggi è monte Rotondo. L'inverno lo trascorreva a Roma d'estate si ritirava nella Sabina. I suoi sentimenti erano comuni, la giovinezza è fugace, la vita è breve, nel pensiero del futuro non c'è altro che angoscia. Bisogna gioire di quel poco che la fortuna ci ha dato , quel poco può diventare molto se vietiamo a noi stessi di guardare più in là
ecco perchè il "CARPE DIEM" cioè cogli la tua giornata. Aveva promesso a Mecenate in un ode di andarsene dal mondo insieme con lui e fu così. Mecenate morì nell'8 a.C il 27 novembre dello stesso anno morì anche Orazio
ecco perchè il "CARPE DIEM" cioè cogli la tua giornata. Aveva promesso a Mecenate in un ode di andarsene dal mondo insieme con lui e fu così. Mecenate morì nell'8 a.C il 27 novembre dello stesso anno morì anche Orazio
venerdì 1 aprile 2011
ZARINA LA SUA GIORNATA
Alle sei del mattino Caterina II è già al lavoro: risvegliata di soprassalto sbadiglia e si stira.Le sue cinque cagnette levriere saltano fuori dai loro materassi di seta guarniti di merletti, e si gettano sul letto della padrona,
aspirando il suo profumo, la leccano, la mordicchiano, spazzano il suo viso con le piccole code, latrano, starnutiscono, fanno il più gioioso baccano. per sfuggire a questo, la zarina si alza, sorride alla cameriera che le tende una brocca, si risciaqua la bocca con acqua tiepida, si strofina il viso con del ghiaccio e passa nel
suo gabinetto di lavoro
aspirando il suo profumo, la leccano, la mordicchiano, spazzano il suo viso con le piccole code, latrano, starnutiscono, fanno il più gioioso baccano. per sfuggire a questo, la zarina si alza, sorride alla cameriera che le tende una brocca, si risciaqua la bocca con acqua tiepida, si strofina il viso con del ghiaccio e passa nel
suo gabinetto di lavoro
ZARINA
Alle sei e dieci in veste da camera e cuffia da notte, prende una tazza di caffè bollente, abbastanza forte, distribuisce poi i biscotti e lo zucchero alla sua muta e ben presto la zuccheriera è vuota, la colazione è finita. I cani vengono portati via per una breve passeggiata. Alle sei e un quarto Caterina si mette al lavoro, mentre prende tabacco dal naso, legge rapporti, scrive ordini, scarabocchia un biglietto amoroso all'indirizzo del suo favorito, Gregorio Orlov. Alle ore nove sempre in vesti molto semplici riceve il prefetto di polizia,un ministro, generali, alti funzionari. Ascolta le loro relazioni, pone domande dà istruzioni. All'una del pomeriggio la zarina passa nel suo gabinetto particolare e si veste rapidamente in presenza di due nipotini e di qualche intimo. In dieci minuti ella è vestita, calzata, pettinata e ornata.Caterina ignora i belletti, le ciprie, i nei, il ossetto, il nero, il grasso, le acconciature, i fronzoli. Il suo abito russo è quasi un uniforme.
A tavola : bue bollito, cetrioli salati, bibita: acqua, piatto di mezzo niente, dessert frutta fresca, due del pomeriggio, Caterina ricama, gioca coi suoi nipotini, passeggia nelle gallerie, poi ritorna al lavoro. Alle sei del pomeriggio gioca al whist o al piquet, riceve qualche famigliare. otto di sera grande spettacolo una serie di opera russa. Alle dieci di sera Caterina si ritira senza cena
A tavola : bue bollito, cetrioli salati, bibita: acqua, piatto di mezzo niente, dessert frutta fresca, due del pomeriggio, Caterina ricama, gioca coi suoi nipotini, passeggia nelle gallerie, poi ritorna al lavoro. Alle sei del pomeriggio gioca al whist o al piquet, riceve qualche famigliare. otto di sera grande spettacolo una serie di opera russa. Alle dieci di sera Caterina si ritira senza cena
martedì 29 marzo 2011
Iscriviti a:
Post (Atom)






